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Blockchain e Sim telefoniche: rivoluzione in arrivo

Tra le innumerevoli applicazioni sulle quali la blockchain ci può (o ci potrà) aiutare, ce n’è una forse particolarmente attesa, più attesa rispetto alle altre perché tocca veramente tutti quanti.

Infatti, il registro decentrato, a breve potrebbe essere fortemente coinvolto all’interno della telefonia mobile: l’azienda americana Verizon, in questo caso, sta accelerando verso una soluzione inerente.

Che cos’è Verizon?

Verizon è un’azienda statunitense fondata nel 1983 col nome di “Bell Atlantic”, che negli anni ’80 ha riscosso successo nel settore della telefonia. Al passo con i tempi, l’azienda si è reinventata come eccellenza nel settore delle telecomunicazioni e della banda larga, diventando Verizon nel 2000 e quotata sia al NYSE che al Nasdaq.

Verizon, annualmente, produce un fatturato di oltre 126 miliardi di dollari.

Dal punto di vista digitale, Verizon è un colosso in particolare dal 2016 dopo aver acquistato, per quasi 5 miliardi di dollari, la ditta “Yahoo!”, dopo aver acquisito, l’anno precedente, un’altra realtà del settore informatico come America On Line.

Le scelte aziendali di Verizon hanno, comprensibilmente, un grande impatto nei settori della comunicazione e dell’informatica di tutto il mondo: per questo, ogni scelta che essa compie è fedelmente riprodotta dalle altre aziende di comunicazione sparse nel mondo.

Il brevetto depositato nel 2019

Data l’importanza di Verizon, vi è ovviamente grande curiosità attorno al brevetto presentato presso l’ufficio marchi degli Stati Uniti nel  settembre 2019 in cui viene presentata quella che è parsa una sorta di “killer application” per le SIM dei cellulari a cui noi tutti siamo stati abituati fino ad oggi.

Tale brevetto, infatti, punta a sostituire le SIM fisiche con SIM virtuali protette da crittografia basata su blockchain, con numerosi vantaggi per l’utente finale, oltre ad un totale ripensamento del settore della comunicazione mobile.

Come funzionerebbero le SIM su blockchain?

Come abbiamo detto, il funzionamento di tale sistema obbliga ad una variazione concettuale di come era stata pensata la telefonia sino ad oggi.

Per prima cosa l’utente, infatti, con un qualunque dispositivo collegabile in rete, crea una o più SIM virtuali e può fare una selezione dei servizi di rete da associare all’account. A questo punto la rete crea ed archivia un record blockchain che include il certificato della SIM virtuale con i relativi servizi di rete associati e un IMSI (acronimo di International Mobile Subscriber Identity, un numero che identifica in modo univoco tutti gli utenti di una rete cellulare); di conseguenza il tutto risulta collegato all’account utente che potrà quindi attivare la configurazione che preferisce su un qualunque dispositivo.

I nodi della rete, come in qualunque blockchain, parteciperebbero a conservare l’elenco sempre aggiornato dei record, in quella che il brevetto Verizon definisce una “blockchain vSIM”, proteggendolo da manomissioni esterne per mezzo della crittografia. 

Sim blockchain
Sim blockchain

Le differenze col presente

Chiaramente, provando ad immaginare in funzione un sistema del genere, la prima variazione che salta all’occhio è che un elevato numero di SIM può quindi essere facilmente associato a qualunque dispositivo, anche non necessariamente di proprietà dell’utente.

 Ad esempio: se si necessita di un nuovo numero di cellulare, nella maggior parte dei casi ci si deve recare presso un negozio fisico ed effettuare l’acquisto di una SIM. Con le sim virtuali Verizon, invece, via app si può fare tutto in pochi secondi da casa, dal momento col proprio smartphone sarà possibile utilizzare la App dedicata, creare il proprio numero di telefono desiderato (o meglio, creando la Sim virtuale), per poi associare quel numero ai servizi del provider locale (come TIM,  Vodafone o Wind): a quel punto sarà come possedere una SIM reale.

Oppure: un’altra possibilità di utilizzo è quella di poter utilizzare il proprio numero di telefono, loggandosi con le proprie credenziali, su uno smartphone di terzi (ad esempio, quando abbiamo smarrito/perso/scaricato il device).

O ancora: volendo usufruire del piano tariffario dell’azienda “A” per i minuti e di quello dell’azienda “B” per il traffico internet, possiamo abbinare due Sim virtuali diverse.

Le Sim fisiche, così come le conosciamo dagli anni ’90, sono destinate, pertanto, ad andare in pensione: del resto, il rinnovamento della telefonia, grazie alla blockchain, appare dietro l’angolo.