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Calcio senza spettatori? La blockchain può aiutare

Tempi duri, quelli post lockdown per il calcio e lo sport in generale: il distanziamento sociale e i rischi connessi all’emergenza covid hanno fatto sì che –tra molte difficoltà e qualche polemica – le competizioni ripartissero con dei protocolli sanitari dedicati, ma con il tratto in comune che non vi fosse pubblico ad assistere alle partite.

La nuova stagione, però, si avvicina, e le società – dopo mesi estivi di tristi partite giocate in stadi deserti – si interrogano su come riaprire al pubblico.

E la risposta, come spesso sta capitando in questi mesi, la può dare la blockchain.

Allo stadio distanziati

L’indirizzo del Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, pare sia quello di voler concedere ai presidenti delle Regioni, nel prossimo Dpcm, il diritto di valutazione per far rientrare allo stadio un numero contingentato di spettatori; il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha definito l’ipotesi riapertura “molto ottimistica per settembre, anche se prima o poi ci arriveremo”.

L’unica certezza, al di là della tempistica e delle visioni al momento contrastanti, ciò che è sicuro è che per molti mesi l’ assistere ad una gara dal vivo non sarà più come in passato, e dovremo tutti abituarci a nuovi protocolli e nuovi metodi. E’ probabile infatti che tra le molte misure vi possano essere controlli approfonditi prima di entrare negli impianti. 

Ma dalla Francia, in particolare dalla società del Monaco, è arrivata la notizia che la società del principato sta collaborando alla realizzazione di un “passaporto sanitario dematerializzato” che, oltre a fungere da assicurazione sullo stato di salute dei giocatori durante le partite, potrebbe contribuire “al ritorno dei tifosi negli impianti da gioco con tutte le condizioni sanitarie rispettate”, come commenta il manager del progetto, Jeremy Cottino.

Blockchain calcio
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La app Certus e l’utilizzo della Blockchain

Si chiama infatti ‘Certus’, ed è progettato dalla società svizzera Sicpa. L'applicazione ha un funzionamento molto semplice ma al contempo efficace: quello di permettere ai tifosi già dichiarati negativi a un precedente controllo medico di inviare i risultati ad un sistema centralizzato (che la società può controllare) tramite un Sms telefonico, un’email o un codice QR: questo fa sì che si instauri una procedura utile a selezionare le persone sane che potranno quindi entrare allo stadio in sicurezza.

Inoltre, per togliere incertezza ai dati, ( che ovviamente risultano sensibili) verrà utilizzata logicamente la tecnologia Blockchain, “che permetterà di scambiare dati sia sul potenziale pubblico sia sulla salute dei giocatori di casa e avversari in totale riservatezza” aggiunge il direttore medico del Monaco, Lluis Til-Pérez. “L'idea – dice – è quella di provare a rendere gli altri club consapevoli di questo approccio, in modo da poterne discutere con gli organizzatori del campionato”.

E negli altri paesi?

Segue l’evolversi delle circostanze francesi anche la Premier League inglese, che per bocca dell’ad Richard Masters, “è ansiosa di scoprire come si possa sostenere lo sviluppo di questo tipo di passaporti. Perché il calcio non è calcio senza tifosi”.

Se Francia e Inghilterra dovessero adottare il passaporto sanitario basato sulla blockchain, forse anche nel nostro paese si dovrebbe dare una possibilità – in questo caso- al registro decentralizzato.

Dopotutto, i tre mesi di stop del calcio (da marzo a maggio) hanno generato una perdita di oltre 200 milioni di euro, recuperati solo parzialmente dai due mesi di full-immersion calcistica di giugno e luglio, tuttavia senza pubblico.

Ed è proprio anche per questo motivo, ovvero il grave deficit economico che non sarà ancora a lungo sostenibile, che il calcio necessita del pubblico allo stadio.

Chissà che il passaporto sanitario su blockchain non diventi obbligatorio anche nel nostro calcio: certamente, poi, oltre al calcio troverebbe impiego in molti altri settori.