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Gli attacchi hacker nell’epoca del Corona virus

Nelle ultime settimane, il mondo è totalmente sconvolto dalla pandemia generata dalla diffusione del Corona virus. Tutta la comunità medica, unitamente ai governi e ai cittadini (nonché degli appassionati di criptovalute) rema unicamente nella stessa direzione: quella di risolvere al più presto un problema che sta mettendo in ginocchio l’intero pianeta.

Eppure, nonostante una situazione così grave per tutti, -nessuno escluso-, c’è chi approfitta del caos: abbiamo visto di commercianti disonesti che aumentano il prezzo dei presidi sanitari, utenti che assurdamente si accaparrano grosse quantità di beni di consumo sottraendolo ad altri.

Una terza categoria di figura negativa, poi, nelle ultime ore sta prendendo piede: quella degli hacker che ricattano i servizi pubblici con degli attacchi informatici, chiedendo per smettere un pagamento in Bitcoin.

Gli attacchi ransomware

Non esistono sentimenti migliori della paura e dell’incertezza che invogliano i singoli hacker e le loro community a commettere atti criminali.

La tendenza, negli ultimi anni, è quella di effettuare degli attacchi tramite i cosiddetti “ransomware” (termine generico per intendere “un qualsiasi programma malevolo”) seguiti da una richiesta di Bitcoin per cessare l’attacco.
Il problema maggiore si concretizza quando questi attacchi prendono di mira servizi pubblici fondamentali, come ospedali o organizzazioni sanitarie, proprio nel momento in cui vivono un’emergenza come quella di inizio 2020. E’ facile pensare che un ostacolo di carattere informatico può avere gravi ripercussioni sul processo medico/sanitario globale, rallentando servizi fondamentali e, in casi più estremi, rallentare la corsa per la ricerca della cura o del vaccino.

Gli hacker e il Covid-19

Il numero di attacchi patiti dall’OMS, nelle ultime due settimane, ha del clamoroso: secondo un rapporto Reuters, i tentativi fraudolenti di ottenere le password del personale ammontano a circa 2000 al giorno.

L’analista della ditta di cyber-security Emisoft, Brett Callow, ha osservato che non è solo la OMS ad essere nell’occhio del ciclone: anche le  organizzazioni sanitarie meno famose, tutte sotto pressione per la situazione, sono oggetto di attacchi costanti (derivanti anche dal diffuso ‘lavoro in remoto’ che fa sì che le difese degli operatori siano minori).

Covid hacker bitcoin

Attacchi alle strutture europee

Sfruttando lo sciacallaggio mediatico, gli hacker propongono un prezziario nel Deep Web, proponendo un vero e proprio listino per le informazioni che si cerca di conquistare.

Ad esempio, le informazioni mediche sembrano valere grosse frazioni di Bitcoin: questo perché sono dati immutabili e incancellabili nel tempo, diversamente da una carta di credito che può essere eventualmente bloccata in pochi minuti.

E’ impressionante infatti l’allarme lanciato dall’Europol lo scorso 27 marzo, che denuncia questo genere di attività criminali, comprendendo nell’analisi fenomeni come scam e phishing .

Lo stesso istituto romano Spallanzani , eccellenza nazionale nella lotta al Covid-19, è stato vittima di un attacco hacker negli scorsi giorni.

Le contromisure attivate

A fronte di questa emergenza, sono scesi in campo i massimi esperti mondiali di sicurezza informatica, e non solo: in Gran Bretagna, ad esempio, è nata una sorta di task-force informatica, chiamata Cyber Volunteers 19, che affianca sia le equipe informatiche che combattono gli attacchi hacker, sia i singoli utenti che, in questo momento di incertezza e difficoltà, si vedono vittime di tranelli e ricatti finalizzati all’estorsione di criptovalute.

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Se basta prestare molta attenzione alle email truffaldine, a volte può capitare che i nostri PC vedano installati software malevoli che “prendono ostaggio” i nostri dati e richiedono un pagamento in Bitcoin per rilasciarli: in quel caso, secondo i vertici di Cyber Volunteers 19, esistono strumenti di protezione appropriati che consentiranno di non dover spedire alcuna frazione di moneta elettronica.

In queste settimane, in ogni caso, l’attenzione va tenuta alta non solo per i comportamenti di carattere sociale, ma anche relativamente alle proprie attività informatiche. Per non rischiare di perdere dati o dover spedire pezzi dei nostri amati BTC.