Il voto su blockchain è realtà, grazie al brevetto di Daniel Larimer

I tempi per la risoluzione del problema relativo al Coronavirus, purtroppo, sembrano più lunghi del previsto; pertanto, tutte le attività che implicano il contatto sociale vanno ripensate e riprogettate.

Spesso però la tecnologia può dare una grossa mano.

Come ad esempio l’andare a votare: Daniel Larimer ha appena brevettato, infatti, il voto su blockchain.

Chi è Daniel Larimer?

Abbiamo conosciuto Daniel Larimer parlando di EOS: ingegnere informatico, specializzato nella realizzazione di prodotti robotici, si è interessato di tematiche relative alla blockchain a partire dal 2009, per poi sviluppare i progetti BitShares e Steem.

In seguito, Larimer si è prodigato nella realizzazione di Block.one, società che ha lanciato la criptovaluta EOS.

Larimer è tornato in auge i primi giorni di agosto, quando sui social ha aperto una discussione riguardante le prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti, annunciando contestualmente la registrazione di un suo brevetto relativo all’utilizzo della blockchain come sistema di voto.

Voto su blockchain?

Il brevetto condiviso da Larimer è stato pubblicato nel 2017 e si chiama “Blockchain Electronic Voting System and method”.

A farne domanda è stata l’associazione “Follow my vote”, che ormai da tempo si batte affinché si utilizzi questa tecnologia nelle tornate elettorali degli Stati Uniti, per mantenere la regolarità del voto.

Non sono rare, infatti, le contestazioni circa le verifiche dei voti (basti pensare, ad esempio, al 2000, quando George Bush Jr. vinse tra le polemiche su Al Gore, con il Paese immobilizzato per giorni dal caos elettorale della Florida).

Oltre a Larimer, gli inventori del brevetto sono Adam Ernest e Nathan Hourt, mentre la blockchain che verrebbe utilizzata è quella di Graphene.

Le particolarità del brevetto

Per generare delle utilità (che prescindano dalla possibilità di effettuarlo rispettando una certa distanza sociale), il progetto di Larimer si basa sull’assunto che il voto debba essere personale, libero e non condizionato da terzi, oltre che non riconducibile alla persona che l’ha espresso.

Pertanto, l’applicazione della blockchain in questo caso avverrebbe tramite alcuni passaggi fondamentali, come il consentire la registrazione e l’identificazione dell’utente con il preciso intento di stabilire il suo effettivo diritto di voto; il passare ad un altro server, il quale provvede a sua volta a dissociare il nome della persona dal voto; infine passare per l’utilizzo di una chiave privata, grazie alla quale diventerebbe possibile l’effettiva registrazione della votazione senza che si renda necessario andare a compromettere la privacy dell’utente.

Il precedente dell’Arizona

Eppure, qualcosa del genere l’avevamo  già visto: a maggio, all’inizio della crisi Coronavirus negli Stati Uniti, il partito repubblicano aveva dovuto rinunciare alla propria convention annuale, ponendosi però il problema del voto per i propri candidati alle elezioni statali o presidenziali.

In quel caso, fu l’azienda Voatz ad affiancare il meeting politico, mettendo a disposizione sia un servizio di streaming che una piattaforma di voto blockchain, per permettere a tutti quanti di votare in modo sicuro e mantenendo la distanza sociale di sicurezza.

A novembre su blockchain?

Gli scenari, a questo punto, restano tutti aperti: di certo, le elezioni presidenziali di novembre non si possono rinviare, ma se non arriva una svolta significativa nella lotta al covid, toccherà per forza considerare delle soluzioni alternative.

Chissà, magari a fare festa alla fine potrebbe essere Larimer col suo voto su blockchain..