Home Lo Spiegone Informatico Esistono Bitcoin persi o inutilizzabili?

Esistono Bitcoin persi o inutilizzabili?

In gergo tecnico si chiama “circulating supply” la fornitura che, in un determinato momento, teoricamente, esiste di una determinata moneta. Facciamo un esempio. Se oggi, 30 maggio 2020, qualcuno decidesse di ammassare la totalità dei Bitcoin che esistono al mondo, non potrebbe certamente superare il numero di 18.388.950 BTC. In futuro, come sappiamo, arriveranno ad esisterne fino ad un massimo di 21 milioni, ma ad oggi, i restanti 2.611.050 BTC non sono ancora stati “creati” mediante il famoso processo di mining, quindi non si possono ancora accumulare.

Ma, considerando quelli già minati, sono tutti disponibili? O ve ne sono di persi o inutilizzabili?

È veramente possibile accumulare tutta la circulating supply di 18.388.950?

L'avevamo simpaticamente ipotizzato in questo caso, ma in nessun caso risulta possibile. L’inciso “teoricamente” usato in apertura non è in effetti casuale.

Sappiamo che per poter fare uso di Bitcoin è necessario conoscere la chiave privata dell’indirizzo pubblico nel quale sono custoditi. Siccome un possessore di Bitcoin solitamente non rivela a nessuno le proprie chiavi private, molte di esse risultano sicuramente andate perdute per sempre, e con loro, i Bitcoin che custodivano (pensiamo banalmente alla morte del conoscitore delle chiavi).

Questi Bitcoin perduti risultano perfettamente conteggiati nei famosi 18 milioni e mezzo in circolazione, tuttavia seppur esistenti, non serviranno mai più alcuna funzione pratica perché nessuno sarà mai più in grado di movimentarli.

Una stima pubblicata dal Wall Street Journal indica che un quinto di tutti i Bitcoin generati finora sarebbe andato perduto. Quasi 4 milioni di BTC, che ad oggi varrebbero circa 40 miliardi di Euro. Un agile conteggio ci dice che dovremmo avere a disposizione una circulating supply reale che si aggira sui 13/14 milioni di Bitcoin.

Bitcoin persi

Casi esemplari

Emblematico è il milione di famosi “Satoshi Coins”, ossia quelle monete che in origine lo stesso creatore di Bitcoin, Satoshi Nakamoto, ha accumulato mediante mining. Ad oggi questi BTC non sono mai stati mossi e devono presumersi anch’essi inutilizzabili.

Gerald Cotten era il fondatore di Quadriga CX, un importante exchange canadese. Egli era l’unico conoscitore della password per accedere alla “sala comandi” della piattaforma, e sfortunatamente è morto il 9 dicembre 2018 in India. Complici le circostanze poco chiare della sua dipartita, immediatamente nei social media di settore si sollevò l’ipotesi che fosse in realtà un tentativo di truffa milionaria. Poco dopo però, la moglie ha presentato regolare certificato di morte, ed anche il governo indiano ha confermato la notizia. Di certo c’è una cosa: con Cotten se ne vanno anche tutte le criptovalute depositate in Quadriga CX: 26.500 Bitcoin, 11.000 Bitcoin Cash, 11.000 Bitcoin SV, 35.000 Bitcoin Gold, 200.000 Litecoin e 430.000 Ethereum, ecc.

Nel 2017 è salito agli onori della cronaca James Howells, un informatico inglese il quale ha dichiarato di aver fatto letteralmente finire nel bidone dell’immondizia (durante un trasloco) un hard disk con dentro 7500 Bitcoin (che con grande intuizione aveva cominciato a minare addirittura già nel 2009, quando la block reward era tale da ricompensare con enormi quantità di Bitcoin anche i possessori di limitati dispositivi hardware).

Il trend continuerà

È del tutto possibile che il numero dei Bitcoin persi continui ad aumentare nel tempo. Considerando che verranno creati un massimo di 21 milioni di BTC e che ad oggi siamo già ben oltre i 18 milioni, il totale della circulating supply reale è destinato a subire un ulteriore calo rispetto alla circulating supply odierna. Questo perché se la velocità con la quale si perdono Bitcoin resta inalterata, essa finirà per superare quella alla quale essi vengono creati.

Va detto che la perdita definitiva di Bitcoin non produce un impatto significativo sull’utilizzo della criptomoneta. Come sappiamo, il Bitcoin può essere suddiviso in piccolissime porzioni fino addirittura all’ottava cifra decimale, quindi anche qualora la sottrazione di BTC continuasse inesorabile per decenni non verrebbero meno le normali funzioni per le quali BTC è stato in origine concepito (lo scambio di valore).

Speriamo che questo articolo faccia prendere le dovute contromisure ai nostri cari lettori, invitandoli a coniugare l’opportuna sicurezza delle proprie chiavi, ad adeguati “piani B”. Non si sa mai 🙂

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