In Val di Non si minano Bitcoin

Sembra quasi un paradosso ma in realtà non lo è: minare Bitcoin e altre criptovalute sarà presto una realtà nel piccolo paesino di Borgo D’Anaunia, in Trentino Alto Adige.

Viene subito da chiedersi, non tanto come questo sia possibile, ma se sia una mossa azzardata o, quanto meno, poco conveniente. Infatti, è cosa ormai nota a tutti quanto sia costosa, in termini di utilizzo di energia elettrica e di hardware utilizzati, l’attività di mining di criptovalute: le operazioni atte ad estrarre Bitcoin divengono con il passare del tempo sempre più complesse, gli hardware devono dunque necessariamente essere sempre più potenti e all’avanguardia e devono restare in funzione ventiquattro ore su ventiquattro, necessitando, quindi, di una copiosa quantità di elettricità per restare attivi e operanti. Si stima che l’estrazione di criptovalute richieda più di cento miliardi di Kwh l’anno, nel mondo.

Per non parlare, poi, dell’impatto di queste operazioni sull’ambiente: la maggior parte dell’energia elettrica consumata per l’attività di estrazione dei Bitcoin, e delle altre cripto monete come ad esempio Ethereum, proviene da combustibili fossili come il carbone. L’inquinamento generato da questo processo non è quindi cosa da poco, e va, gioco forza, tenuto in considerazione, a maggior ragione se si parla di una regione, come il Trentino, che si è sempre fatta porta bandiera di uno stile di vita sano e attento all’ecosistema.

Si tratta, per tanto, di un’operazione sconsiderata, o quanto meno azzardata, quella presa dal comune della Val di Non, o si tratta, forse, di un’iniziativa lungimirante e profittevole?

Andiamo subito a scoprirlo.

Un progetto ambizioso e all’avanguardia: la centrale idroelettrica diventa farm per il mining

Ovviamente, a Borgo D’ Anaunia non hanno preso una decisione avventata, né controproducente: è presto detto, la convenienza del progetto e la sua ecosostenibilità risiedono nel fatto che per estrarre Bitcoin, Ethereum, Cardano e tutte le altre criptovalute che si decideranno di minare, verrà utilizzata una centrale idroelettrica già presente all’interno del territorio comunale.

Nel 1925, infatti, viene costruita la centrale idroelettrica alimentata dall’acqua che scorre nel torrente Novella. Successivamente, nel 1972, la suddetta centrale municipale di Borgo D' Anaunia viene nazionalizzata dall’Enel. Fin dalla sua costruzione è sempre stata fonte di energia elettrica per la valle, che con essa alimentava le attività produttive dei suoi borghi. Gli abitanti, quindi, quando la centrale è stata abbandonata, non si sono rassegnati, decidendo di farla rivivere e riportandola al suo degno splendore.

La concessione del comune è però in scadenza nel 2026 e, anche per questo motivo, la giunta comunale ha deciso di sfruttare la centrale per un nuovo business: poche settimane fa, il pomeriggio del 31 dicembre scorso per la precisione, è stato approvato un accordo tra il comune, rappresentato dal sindaco Daniele Graziadei, e l’Idm di Trento, per ottenere la fornitura di una ventina si computer adatti al mining da installare nella centrale idroelettrica, con una potenza di circa cento terahash. Il costo dell’operazione si aggira intorno ai 200 mila euro. Il costo di noleggio è di 2,78 euro al giorno, mentre la potenza di calcolo sarà rivenduta al 0,10 centesimi di euro per terahash al secondo.

Non è difficile capire che con queste premesse, non solo si va ad implementare le fonti di guadagno comunale, ma si sfrutta anche energia pulita, generando quindi un doppio profitto: economico e ambientale.

Alps Blockchain: estrarre Bitcoin in maniera ecosostenibile

Il caso di Borgo D' Anaunia non è comunque un unicum: Alps Blockchain si occupa appunto di questo, costruire farm di mining per le cripto monete, installando centri di calcolo all’interno di centrali idroelettriche. In questo modo la produzione di cripto utilizza energia green, abbattendo il problema gravoso dell’inquinamento. All’attivo ci sono già diciotto impianti, siti per lo più in Nord Italia, ma contano di arrivare a brevissimo a quota trentadue, convinti che il futuro sia la blockchain, ma in chiave green.

Questi progetti fanno certamente ben sperare per il futuro delle criptovalute e il loro utilizzo sempre più su larga scala, andando anche a sradicare gli aspetti negativi legati alla loro estrazione, come per l’appunto quello legato all’ingente quantità di energia elettrica necessaria, con il conseguente inquinamento che ne deriva per l’ambiente.