JP Morgan inverte la rotta: ora loda Bitcoin

JP Morgan loda Bitcoin, ovvero: quando il tuo peggior nemico diventa tuo amico.

Dopo aver definito, negli anni scorsi, “Bitcoin una frode senza valore”, JP Morgan negli ultimi giorni pare aver nettamente rivisto la propria posizione sui BTC e sulle monete digitali.

Cos’è JP Morgan?

La JP Morgan Chase è una multinazionale americana di servizi bancari con sede a New York.

Nata oltre 200 anni fa, è una delle banche più grandi ed importanti al mondo, ovviamente quotata in borsa, con un patrimonio di quasi tre triliardi di dollari. Gestisce i risparmi di una grande fetta dei patrimoni dei cittadini statunitensi, oltre ad occuparsi di investimenti, mutui, sanità, borsa e molto altro.

Naturalmente, JP Morgan ha un peso specifico nell’equilibrio della finanza mondiale: un suo parere positivo o negativo verso un prodotto o un asset può determinarne il successo o la caduta nel mercato.

Lo studio di JP Morgan

Dopo aver sostenuto posizioni molto critiche nei confronti delle criptovalute, due ricercatori della maggiore banca americana  (Josh Younger e Nikolaos Panigirtzoglou) sono stati recentemente protagonisti di una intervista sul canale Bloomberg.

In un loro studio, intitolato “La criptovaluta fa il suo primo stress test: oro digitale, pirite o qualcosa nel mezzo?“, hanno osservato che a Marzo bitcoin – come molte altre aree del mercato – ha subito una grave caduta contestualmente allo scoppio della pandemia e al disinvestimento da parte degli investitori degli asset più rischiosi per via del Covid-19. Ma nelle settimane successive bitcoin si è rapidamente ripreso tanto da uscire relativamente incolume dal crollo del 13 Marzo (che aveva generato un ribasso addirittura sotto quota 5000 dollari).

Interessante il passaggio di Younger e Panigirtzoglou secondo cui “l’azione dei prezzi punta al loro uso più come veicolo di speculazione che come mezzo di scambio o riserva di valore” perchè “bitcoin sembra essere stato correlato ad attività più rischiose come le azioni”.

Bitcoin, che viene considerata la regina delle criptovalute, come sappiamo sul mercato dal gennaio 2009, ma il crollo di marzo, stando ai due ricercatori incaricati da JP Morgan, è stato il suo primo vero stress test della sua vita.

E’ la prima volta, infatti, che Bitcoin ha sperimentato la presenza sul mercato in concomitanza con dei macro elementi di crisi finanziaria globale: ad esempio, durante la crisi finanziaria dei mutui subprime del 2008, ancora non era nato.

Bitcoin JP Morgan

Ed ecco gli aspetti positivi: nel panico generale di marzo, le quotazioni di bitcoin non si sono discostate molto dal suo valore intrinseco, il che significa che il suo valore, anche a fronte di una elevata volatilità, è sceso solo brevemente al di sotto dei costi di estrazione (il mining).

In altre parole, continuano i due ricercatori di JP Morgan, durante periodi di shock come quello vissuto recentemente, gli operatori potrebbero correre per sicurezza verso parti più liquide del mercato, come quello delle criptovalute. 

Infine, concludono i ricercatori, la struttura del mercato di Bitcoin si è rivelata più resistente di quelle di valute, azioni, titoli del Tesoro e oro.

JP Morgan e Bitcoin

Che JP Morgan stia seguendo il mercato delle criptovalute ed in particolare bitcoin è ormai noto da tempo.

Tuttavia, una inversione di tendenza come questa non si era mai vista: dai lontanissimi tempi in cui Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan, dichiarà apertamente  che bitcoin è una frode nel 2017, progressivamente si è ricucito lo “strappo” tra Bitcoin e banca, con quest’ultima che ne loda le caratteristiche e anzi, fa pensare che a breve possa esservi un interesse sempre maggiore: non potrà che beneficiarne la quotazione.

Staremo a vedere!