La comunità cripto sostiene Julian Assange

Julian Assange è uno dei personaggi più discussi e controversi del nostro secolo. Giornalista australiano resosi celebre dopo la fondazione di Wikileaks, organizzazione divulgativa che diffonde  documenti coperti da segreto (sia esso militare, politico, bancario o industriale). Negli anni, Wikileaks ha imbarazzato più volte i vertici dello Stato Americano (basti pensare agli scottanti report su Iraq e Afghanistan), nonché vari politici europei.

Un eroe della libertà di stampa, per qualcuno, un criminale per altri. Come per il Regno Unito, che lo tiene in custodia sin dal 2019.

All’inizio del 2021, però, Assange è stato coinvolto nell’ennesimo caso: nella giornata di ieri, il giudice distrettuale Vanessa Baraitser ha stabilito che Julian Assange non sarà estradato negli Stati Uniti.

La notizia ha entusiasmato i sostenitori del giornalista australiano, che si sono prodigati in una maxi-raccolta a base di Bitcoin.

Bitcoin per Julian Assange

Infatti, solo ieri un anonimo donatore ha trasferito 8,48 Bitcoin sull’indirizzo reso noto in precedenza da Wikileaks, cifra pari addirittura (con la quotazione odierna) a circa 280 mila dollari. Cifra che va ad aggiungersi ai 4,51 già racimolati dopo il Natale (transazione, questa, pari a circa 125 mila dollari): fondi che serviranno per la difesa in tribunale, nelle prossime settimane, del giornalista australiano.

Infatti, continua l’aria pesante attorno ad Assange, dal momento che la compagna Stella Morris, ha reso noto come il governo degli Stati Uniti non abbia ritirato le accuse contro Assange, e potrebbe presentare appello nei prossimi giorni contro la sentenza, rendendo necessaria una difesa articolata.

Assange, quanti sostenitori

Proprio per questo motivo, il necessario sostegno economico sta arrivando dalla comunità amante delle criptovalute.

Non mancano infatti, oltre ai sostenitori che erogano BTC in favore del fondatore di Wikileaks, personaggi che sostengono “politicamente” la causa. Tra coloro che si sono esposti, infatti, vi è ad esempio Adam Back,  CEO di Blockstream (nota società famosa per i servizi inerente l’archiviazione e il trasferimento di Bitcoin e risorse digitali), che ha affermato come  Assange sia solo “colpevole solo di aver fatto il proprio mestiere”.

In risposta alla sentenza il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, ha dichiarato di essere disposto ad offrire asilo politico ad Assange. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, Lopez Obrador sarebbe disponibile a graziare il fondatore di WikiLeaks, riferendosi a lui come un giornalista bisognoso di protezione. 

Si è anche discusso di una possibile ipotesi di grazia concessa da Donald Trump prima che quest’ultimo saluti la Casa Bianca, la quale era circolata con una certa insistenza nei giorni passati, tuttavia secondo i bene informati la questione sarebbe da scartare.

In attesa degli sviluppi giuridici, Assange continuerà ad essere tenuto in custodia presso le carceri britanniche.