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Negli Stati Uniti è possibile conservare criptovalute in banca

L’estate del 2020 si sta rivelando caldissima per quanto riguarda Bitcoin, Blockchain e criptovalute in generale.

Ogni giorno, le cronache di carattere crittografico si riempiono di notizie che raccontano come questo o quel paese (Italia compresa) stia provvedendo alle regolamentazioni di valuta digitale, o come questa o quella azienda si avvalga della blockchain per migliorare la propria produttività.

Oggi una notizia positiva per tutto l’ecosistema delle criptovalute arriva dagli Stati Uniti: in tutte le banche, infatti, sarà possibile usufruire di servizi di custodia cripto.

Le banche degli Stati Uniti e le criptovalute

L’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), ente governativo col compito di gestire tutte le politiche inerenti le criptovalute, ha concesso a tutte le banche a statuto nazionale negli Stati Uniti di offrire servizi di “cripto custody”.

Similmente a quanto già in atto in Svizzera, il massimo organismo americano in ambito crittografico, nella persona del Senior Deputy Comptroller e Senior Counsel, Jonathan Gould, ha scritto una lettera che autorizza ufficialmente le banche a detenere cripto key uniche per ogni criptovaluta.

Così facendo, l’OCC di fatto permette alle banche di detenere beni digitali per conto dei propri clienti. Prima di oggi, il detenere criptovalute per conto terzi era possibile solo a specifici enti che fungevano da “custodi”, come ad esempio Coinbase, su cui era consentito detenere criptovalute per i propri clienti grazie alla stipulazione di alcuni documenti che ne regolamentavano il rapporto.

Secondo quanto pubblicato nel proprio sito ufficiale, l’OCC afferma che la decisione è alla base di alcune valutazioni, tra cui quella che le banche sarebbero in grado di offrire servizi di custodia più sicuri rispetto alle modalità tradizionali. Questo farebbe sì che sia i consumatori che i consulenti d’investimento potrebbero voler utilizzare dei “custodian” regolamentati (come appunto gli istituti di credito) per assicurarsi di non perdere le loro private key, un errore che potrebbe portare alla perdita degli asset.

Secondo la lettera, la custodia delle criptovalute sarebbe diversa sotto diversi aspetti dalle altre attività di custodia. Ciò è dovuto al fatto che le criptovalute esistono sulla blockchain. Dato che non esiste il possesso fisico delle monete, la lettera osserva che le banche devono innanzitutto procurarsi dei digital wallet affidabili.

Banche criptovalute

Un aiuto per le criptovalute?

Nella lettera si legge inoltre:

L’OCC riconosce che, man mano che i mercati finanziari diventano sempre più tecnologici, sarà probabilmente sempre più necessario che le banche e gli altri fornitori di servizi sfruttino le nuove tecnologie e i modi innovativi di fornire servizi tradizionali per conto dei clienti”.

Scendendo nei dettagli, l’OCC spiega la natura della custodia che le banche possono esercitare:  gli istituti dovranno infatti sviluppare e implementare un sistema di “cripto custody” tramite solide pratiche di gestione del rischio. E tutto ciò, naturalmente, dando per scontato di far entrare definitivamente, all’interno delle loro programmazioni, anche tutto ciò che concerne Bitcoin e criptovalute (con un naturale impulso favorevole per tutte le cripto).

Altro risvolto positivo, è il pensiero che – nel momento in cui un istituto di credito si prenderà la possibilità di diventare soggetto “custode” di criptovalute, dovrà anche “fare i conti” con una legislazione ancora non del tutto chiara. E, si sa, le banche potrebbero fungere da veicolo ideale per transitare Bitcoin e cripto verso un futuro normativo molto più chiaro.

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