La Repubblica Centrafricana segue l’esempio di El Salvador: il Bitcoin è diventato la loro moneta ufficiale

In un Paese tra i più poveri del Mondo, assediato dalla guerra civile, con un tasso di mortalità infantile altissimo e un’aspettativa di vita che supera di poco i cinquant’anni, la proposta di adottare i Bitcoin come moneta a corso legale non ha di certo incontrato ostacoli. Infatti, il presidente della Repubblica Centrafricana Faustin-Archange Touadéra ha annunciato che l’Assemblea Nazionale ha approvato all’unanimità il provvedimento che consente l’adozione della moneta elettronica come valuta a corso legale nel Paese, a fianco del Franco Cfa.

Andiamo a scoprirne di più.

La scelta della Repubblica Centrafricana: i pro e i contro di questa decisione coraggiosa

La Repubblica Centrafricana è il secondo Paese, dopo El Salvador, ad adottare questa soluzione. I perché è presto detto: come già anticipato si tratta di una nazione che versa in gravi difficoltà economiche e civili, la manovra punta quindi a cercare di risollevare le finanze dello Stato e di garantire il maggior numero possibile di transazioni di tipo commerciale senza dover necessariamente passare attraverso i circuiti bancari. Inoltre, le criptovalute consentono, cosa da tenere sempre a mente per non rischiare di sottostimarla, di poter spostare capitali in modo istantaneo e senza la trafila necessaria, invece, per le valute tradizionali. Infine, dato l’alto tasso di emigrazione presente nel Paese, va sottolineato come si più semplice e sicuro per un potenziale migrante tenere i propri risparmi in un wallet digitale, a cui può avere accesso da qualsiasi parte del Mondo e in modo autonomo.

Sicuramente questi sono i vantaggi più evidenti che saltano subito all’occhio e spiegano il perché della decisione presa dal parlamento. Non vanno, però, sottovalutati i fattori di rischio e gli aspetti negativi legati a questo tipo di manovra: primo fra tutti, è superfluo forse ricordarlo, i Bitcoin, così come tutte le altre cripto, sono fortemente volatili e il loro valore fluttua costantemente, generando un rischio notevole per gli investitori che di fatto operano sapendo di effettuare attività finanziare di tipo quasi speculativo; in questo caso, invece, si tratta di una popolazione già povera di per sé, che rischia di scivolare ancora più in basso qualora il valore della moneta calasse troppo. Inoltre, non va dimenticato l’impatto ambientale generato dal mining delle cripto.

Sempre più digitale nel Mondo: la risposta delle banche centrali

Non si può più negare, né cercare di sminuire, il ruolo che le criptovalute hanno assunto nel Mondo. Non si tratta, inoltre, solo di scelte di utilizzo o di adozione da parte di Paesi poveri che cercano di uscire dalla crisi, ma anche e soprattutto di decisioni quotidiane messe in atto dalla maggior parte della popolazione del Pianeta. Sì, perché quando si parla di asset digitali non ci si limita al mero aspetto speculativo della moneta, o al suo utilizzo come mezzo di scambio per beni e servizi: il potere della blockchain ha coinvolto tutti i settori, gli NFT sono ormai permeati nel tessuto economico e sociale, così come le realtà virtuali e i vari metaversi.

Partendo da questi presupposti, dunque, risulta evidente la necessita degli organi centrali e degli istituti bancari di cercare di arginare i danni a loro arrecati da questo flusso che non intende arrestarsi: le criptovalute sono per antonomasia slegate dalle banche centrali che quindi non esercitano nessun controllo su questi asset. Per far recuperare parte di questo potere di controllo sono state introdotte versioni digitali di valute tradizionali, come ad esempio l’Euro digitale: questo tipo di moneta ha il vantaggio di essere molto più stabile rispetto alle criptovalute tradizionali, poiché legata appunto a una moneta reale, mantenendo in tasso di cambio tra Euro e Euro digitale, quindi, in rapporto uno ad uno.