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NVIDIA e mining, è guerra aperta

Il mining è l’attività di estrazione delle criptovalute, effettuata dai miners che utilizzano la potenza computazionale dei propri dispotivi hardware al fine di risolvere i complessi quesiti delle blockchain, che se risolti erogano monete in premio.

NVIDIA, negli ultimi anni, è stata un’azienda che ha enormemente beneficiato di questo fenomeno, dal momento che è una azienda nota per la produzione in particolare di schede grafiche, delle quali i miners hanno fatto incetta perché particolarmente performanti.

Tale fatto, però, ha avuto un risvolto piuttosto negativo per il mondo dei videogiocatori, che si sono trovati in grandissima difficoltà e con un mercato di schede video che ha visto i dispositivi NVIDIA diventare o introvabili o costosissimi.

Così, l’azienda NVIDIA ha preso una strada che farà discutere : quella di limitare l’hashrate delle schede della serie RTX 3060, proprio per limitare la domanda da parte dei miners. Cosa che sarà ripetuta, come peraltro dichiarato sul blog ufficiale di NVIDIA per le serie di imminente rilascio RTX 3080RTX 3070 e anche per la serie RTX 3060 Ti.

Schede video per mining depotenziate

Da un punto di vista pratico, NVIDIA comunica che i prodotti che risulteranno depotenziati verranno marcati (sia sui pc assemblati che nelle confezioni singole) tramite la sigla “Lite Hash Rate”, che abbreviato diventa “LHR”. Coloro che dovessero acquistare schede finalizzate al mining, quindi, dovranno accertarsi che tale scritta non sia riportata sulla confezione.

Questa limitazione, ovviamente, verrà introdotta solo negli strumenti di nuova produzione e in ogni caso non verranno toccate le schede prodotte in passato.

La scelta di NVIDIA, che come detto sta facendo discutere enormemente, sembra atta a voler riportare nelle mani dei videogiocatori le sorti del mercato delle loro schede video. Scelta commerciale probabilmente destinata al lungo periodo, dal momento che proprio i miners, nel recente passato, hanno fatto la fortuna delle aziende hardware di schede grafiche.

Pertanto, coloro che desiderassero cimentarsi nel mining da qui in avanti, dovrebbero orientarsi verso prodotti di altre aziende (sempre che queste non decidano di ricalcare le orme delle celebre NVIDIA, colosso del settore).

NVIDIA contro il mercato secondario

Ma un’altra ragione che avrebbe spinto NVIDIA ad effettuare tale scelta (che, commercialmente, risulta piuttosto controversa), sarebbe legata alla volontà di voler stroncare sul nascere il mercato secondario delle aste online, che rendevano le schede inaccessibili per i normali videogiocatori: basti vedere le ultime aste su  eBay  (o altri siti simili) nelle quali le schede video avevano raggiunto prezzi da capogiro, diventando dei veri e propri beni di lusso. Del resto, il titolo della nota sul proprio blog  è “A Further Step to Getting GeForce Cards into the Hands of Gamers”, ovvero “un altro passo per mettere le schede GeForce nelle mani dei giocatori.”

Tutto ciò, comunque, ha un risvolto ancor più particolare per chi fino ad oggi ha acquistato delle schede “vecchie”, ovvero non ancora limitate: in attesa di altri prodotti (che bisognerà verificare essere davvero efficaci e potenti come le schede NVIDIA), chi ha una scheda video senza limitazione dell’hashrate potrebbe avere tra le mani un vero e proprio tesoro, che se venduto potrebbe generargli un profitto piuttosto consistente.