Criptovalute e caffè: anche la passione più comune degli italiani può essere pagata in criptovalute

Le eccellenze italiane sono certamente la moda, l’arte, e l’enogastronomia. Tutti questi settori hanno aperto le porte dei loro mondi alla tecnologia blockchain: le grandi case di moda consentono di acquistare i loro capi pagandoli in Bitcoin, così come esistono NFT che replicano capi iconici creati dai più noti stilisti, per vestire i propri avatar nel Metaverso. Si può addirittura comprare un’auto pagandola con le monete elettroniche, così come si può affittare un edificio o comprare casa, sempre affidandosi alla blockchain.
Tutte cose molto costose, certo, ma da oggi si può pagare in Bitcoin anche una tazzina di caffè.
Andiamo a vedere come.

Caffè Barbera: l’apertura al mondo dei cripto asset

Il rito del caffè, si sa, è un piacere a cui gli italiano generalmente faticano a rinunciare, affonda le sue origini nella tradizione popolare e, seppur con numerose varianti, resta pressochè inalterato. Dal momento che il caffè è, per l’appunto, considerato quasi sacro e certamente vissuto come un elemento della cultura enogastronomica nel Bel Paese, troppo spesso si fa l’errore di considerarlo agli antipodi dell’innovazione. Niente di più sbagliato, almeno per quanto riguarda l’accostamento alla tecnologia blockchain.

Infatti, dopo oltre centocinquanta anni di attività, una nota azienda italiana di torrefazione del caffè ha deciso di aprire le porte al mondo delle criptovalute, decisa a non restare indietro con i tempi. Si tratta di Caffè Barbera, creata nel 1870 da Domenico Barbera. Negli anni l’azienda si è trasformata, da piccola torrefazione a vero e proprio colosso del mercato, con un’esportazione in oltre sessanta paesi e un fatturato di otre quindici milioni di Euro. Nel loro ecommerce hanno deciso, primi nel loro campo, di inserire come metodo di pagamento anche le monete elettroniche, dando così ai propri clienti una possibilità in più per gli acquisti online.

Ma non si sono limitati a questo. Hanno infatti aggiunto un nuovo protocollo basato sulla tecnologia blockchain, che consente di validare l’intera filiera del prodotto, come una sorta di certificato di garanzia: dalla piantagione alla lavorazione del caffè, fino alla torrefazione e infine il suo confezionamento. In questo modo il consumatore potrà assaporare davvero il lungo viaggio del caffè, prima del suo arrivo nella tazzina.

Infine, grazie all’inserimento di un Qr code nelle confezioni dei prodotti, è possibile scansionandolo con uno smartphone, vedere i luoghi in cui viene coltivato il caffè che poi è finito all’interno della confezione, così come è visibile anche il personale, dando un volto anche a chi sta dietro le fila di queste lavorazioni. Sempre attraverso la scansione del Qr code si potrà accedere ai certificati di garanzia e di qualità, sostenuti dalla tecnologia blockchain, dando così ulteriore prova del valore della materia prima, della lavorazione e dell’azienda stessa.

Chi si è occupato dello sviluppo tecnologico dell’azienda è la software house neo zelandese Trackgood.

Non solo acquisti on line: a Roma un cripto bar


Siamo ormai abituati ai grandi marketplace o agli e-commerce di grandi firme, che forniscono già da qualche tempo il servizio di pagamento in bitcoin. Queste attività però restano pressochè legate sempre al mondo digitale, anche perché le criptovalute sono per definizioni monete digitali, che non hanno una controparte fisica. Un modo per dare un qualche tipo di tangibilità a questi asset digitali, però, è stato trovato, e riguarda proprio il caffè.

Infatti, nel 2020 ha aperto un bar a Roma, chiamato Coinbar, che è abbinato all’omonimo exchange offrendo quindi tutti i servizi annessi, ma prevede anche la possibilità di consumare sul posto caffè o altre bevande, mangiare un sandwich e scambiare quattro chiacchiere con gli amici. Un modo, insomma, per avvicinare sempre di più alle criptovalute anche chi ha bisogno di “toccare con mano”.